La natività della Vergine e le Madonne nere

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Nella foto la Corsa degli Zingari Nella foto la Corsa degli Zingari

Con la fine dell’estate  il mondo rurale considera in fase di  esaurimento i grandi lavori  nei campi, concedendosi una pausa di ringraziamento e di riposo prima della ripresa delle attività legate  alla vendemmia.

In diversi luoghi d'Italia molte sono le feste che si celebrano l’8 e il 12 settembre, rispettivamente la natività della di Maria  e la celebrazione  del suo nome.

In Sicilia, nel messinese,   la Vergine viene  festeggiata come “ra Madonna a luce”.  La sua statua è  accompagnata  in processione da due guerrieri giganti di cartapesta chiamati Cronos e Mitia, la cui presenza deriva dalla leggenda locale sulla  scoperta di un’antichissima immagine , accanto alla quale si trovavano  ossa umane di dimensioni fuori dal comune. I  festeggiamenti si concludono con un grande falò detto “la Luminaria”.

Più numerose ancora  in questo periodo sono le celebrazioni dedicate alle “madonne nere” diffuse dal nord al sud  della penisola. Di  colore bruno, grigio  scuro o totalmente nere, sono da alcuni studiosi ricollegate  ad  un   simbolismo archetipico  della terra feconda,   secondo altre teorie il loro culto è spesso associato all’Oriente ed alle Crociate.

In Abruzzo, come probabile retaggio di antichi riti di iniziazione e percepita con significati penitenziali e votivi in onore della Madonna di Loreto,  si tiene  “la corsa degli zingari”, dal termine dialettale  “zinghere” (chi va a piedi nudi o ha perso ogni avere).  I giovani del luogo si cimentano in una spettacolare corsa a piedi scalzi,  scendendo  i fianchi della montagna e risalendo le vie del paese, dove raggiungono l’altare della Madonna, con i piedi spesso feriti e lacerati dalle pietre e dai rovi . Al vincitore viene consegnato il palio, consistente  in un taglio di stoffa di lana, un tempo premio ambito, oggi di valore simbolico.

In Campania , nell’avellinese, decine di migliaia di pellegrini salgono  al Santuario di Montevergine per venerare una grande tavola della Madonna , soprannominata popolarmente “Mamma Schiavona” per il colore bruno, simile a quello degli schiavi  saraceni. In passato la  tradizione voleva che a recarsi in pellegrinaggio fossero donne o ragazze non ancora sposate, le quali durante la salita verso il monte intrecciavano dei rami di ginestra, promettendo alla Madonna di tornate l'anno successivo e di sciogliere il nodo in compagnia dello sposo. Questa protezione verrebbe  traslata, in base ad una leggenda medievale,  agli innamorati omosessuali, che, in un altro periodo dell’anno, si recano al santuario con un pellegrinaggio chiamato juta  dei femminielli, figure tipiche della cultura tradizionale popolare partenopea, la cui identità di genere va oltre  la  mera concezione duale dei sessi. Rappresentanti   di un’identità culturale e sociale ed  oggetto di numerosi studi  antropologici , hanno ispirato intellettuali ed artisti: dallo scrittore Curzio Malaparte nel romanzo “La pelle”  al musicista e compositore  Roberto De Simone nell’opera “La gatta Cenerentola”.

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