RETE ITALIANA DI CULTURA POPOLARE
OBIETTIVI STATUTARI E FINALITÀ
L’Associazione Rete Italiana di Cultura Popolare ha per scopo la realizzazione di azioni policulturali per la valorizzazione e la riproposizione delle culture popolari e dei rituali sociali, antichi e moderni.
Questi ultimi sono l’esplicitazione di quell’ideale che ci sostenne nella creazione di un polo d’attenzione per la Cultura Popolare: che la memoria è collettiva quando costituisce un sistema vitale e riconosciuto dalla comunità umana.
Dunque mantenere la Memoria è impresa collettiva, di rete, e la responsabilità della sua salvaguardia e della sua valorizzazione deve essere percepita come un vero dovere sociale
BREVE STORIA DELL’ENTE
La Rete nacque da un Comitato promotore. Il Comitato Festival delle Province ha operato infatti dal 2004 su tutto il territorio nazionale.
Dal 2007 il Comitato è riconosciuto Rete italiana di Cultura Popolare dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Negli ultimi tre anni, il progetto della Rete è stato riconosciuto anche all’estero, permettendoci di costruire rapporti di collaborazione con più di dodici paesi dell’area euro-mediterranea.
SETTORE IN CUI L’ORGANIZZAZIONE OPERA
La Rete Italiana di Cultura Popolare svolge contemporaneamente attività di studio, ricerca, progettazione e programmazione di azioni mirate alla individuazione, tutela, valorizzazione e riproposizione, nel solco della modernità, delle tradizioni e delle diverse espressioni di cultura popolare.
Attualmente la Rete, contando 19 soci, tra enti pubblici e associazioni private, 25 Comuni in Rete con i propri Patrimoni Culturali ed il patrocinio dell’U.P.I. (Unione Delle Province Italiane), dell’A.N.C.I. (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e della Conferenza delle Regioni e Province autonome è presente e attiva nella maggior parte del territorio italiano e accoglie al suo interno buona parte di quelle istituzioni, Enti Locali, istituzioni Culturali, associazioni di volontariato e culturali che hanno saputo lavorare insieme realizzando un’ideale comunità di pensiero fondata sul un rinato senso di comunità.
LINEE PROGRAMMATICHE ATTIVITA’
- Interpretare le risorse culturali del territorio
- Importanza dei progetti di rete
- Importanza di acquisire la consuetudine alla cultura è farne esperienza precoce nel periodo educativo e formativo
- Le tecnologie devono rappresentare non solo una possibilità di acceso ai contenuti, bensì di divulgazione
OBBIETTIVI E MOTIVAZIONI
La Rete ha come obbiettivo quello di mettere a sistema le riconosciute diversità che caratterizzano le attività socio-culturali dei territori. Le motivazioni sono connesse alla volontà di far emergere, promuovere e riproporre i saperi radicati nei territori, interessandoci alla loro capacità di essere luoghi di socialità, in cui è possibile la trasmissione dei saperi.
Gli obbiettivi principali sono:
- far emergere e promuovere le culture radicate nei territori italiani euro-mediterranei, inserite in un continuo dialogo affinché il sentimento positivo dell’appartenenza alla cultura locale non si trasformi in un pericoloso localismo;
- creare le condizioni affinché tali culture, inserite in un sistema di rete, costituiscano una risorsa per lo sviluppo sostenibile e per la promozione delle risorse locali;
- contribuire a creare una cornice identitaria nazionale che raccolga e valorizzi la pluralità delle culture locali italiane;
- coinvolgere le nuove generazioni, favorendo il passaggio dei saperi e sviluppando iniziative per mezzo di strumenti contemporanei e innovativi;
- sviluppare i presupposti affinché le comunità locali riconoscano, attraverso questi scambi, le proprie culture come necessarie ed avvenga una riappropriazione delle stesse da parte delle nuove generazioni in chiave innovativa e contemporanea.
DESTINATARI
L’attività è infatti destinata ad un pubblico eterogeneo con particolare attenzione alle nuove generazioni. Gli utenti si diversificano rispetto alle attività, ma essendo un progetto di dialogo intergenerazionale, da un lato ridaremo dignità alle generazioni passate, da un altro i beneficiari saranno quelle nuove che raccolgono il testimone rimettendo in circolo i saperi anche attraverso le nuove tecnologie.
Secondo i dati in nostro possesso i beneficiari fanno parte di classi sociali con condizioni meno agiate; la cultura è alta, seppur non derivante da una formazione scolastica tradizionale (es. Poeti Pastori in ottava rima).
Nonostante una alta presenza di partecipanti in Piemonte (circa il 60%) si registra una discreta provenienza dai territori in cui da diversi anni sono radicate forti progettualità (Toscana, Sardegna, Lazio, Puglia, Molise).
MODALITA’ DI LAVORO
Le attività, nelle loro declinazioni, si sviluppano durante tutto l'anno, sulla base dell'esperienza ormai decennale sviluppata in campo organizzativo, amministrativo e di comunicazione.
Grazie al lavoro a sistema, la struttura riesce a mantenere costi sostenibili e sviluppati sulla base delle esigenze e le peculiarità del territorio. Il progetto è sviluppato in co-progettazione con il territorio, lavorando sulle specificità dello stesso. Le varie sezioni, interregionali o internazionali, hanno l’obbiettivo di far dialogare più territori, per far emergere, in un continuo dialogo, le caratteristiche locali. Per fare con metodo questo lavoro si è realizzato un sistema di territori in rete, grazie alle “Antenne Locali” che sta già lavorando ad un analogo percorso nell’area euro-mediterranea. Le Antenne Locali nascono con l’obbiettivo di coinvolgere le forze attive delle comunità locali in un ottica di sistema, che abbia il fine di tutelare realmente il ricco patrimonio della cultura popolare e dialogare con i Contemporanei.
La Rete inoltre sviluppa sempre più una progettualità partecipata, risultato di percorsi che raccolgono le spontanee risposte dei soggetti dei territori, tanto che sempre più sono gli stessi iscritti a diventare antenne locali organizzative sui territori.
LETTERA APERTA
Tratto da “Lavorare insieme costa di più. Un’idea di sistema"
“…l’incoscienza è la madre dei sogni meno realizzabili ed i cuscini dei giovani ne sono le migliori dimore”.
Il Comitato Promotore per la Valorizzazione delle Tradizioni Popolari è l’organo che ha lavorato quasi dieci anni per la costruzione e la nascita della “Rete Italiana di Cultura Popolare”. Tale organismo ha come missione quello di creare le condizioni affinché si faciliti il passaggio dei saperi da una generazione all’altra, ponendo un’attenzione particolare ai processi culturali che si distinguono nelle comunità caratterizzate da un’omogeneità culturale.
Tra le molte azioni organizzate, un festival itinerante nell’intera penisola per far incontrare una cultura che solo fino a dieci anni fa era descritta come residuale, “museale” o, in senso dispregiativo, “folkloristica”, senza alcuna possibilità di comunicare con i contemporanei.
Ed invece, come spesso capita alzando lo sguardo al cielo, inspiegabilmente il vento ha deciso di cambiare ritmo e direzione, da sud a nord e viceversa: migliaia di ragazzi si sono ritrovati nei paesi di provincia a pestare i piedi con e come i loro nonni, per sfuggire dal morso della tarantola, o a stringere mani sconosciute per un circolo occitano. Non lo hanno fatto con i costumi di un passato idealizzato, ma con jeans e magliette alla moda, registrando file-video con cellulari iper-tecnologici, e ben presto facendo di quei ritmi la base per nuove sperimentazioni. Senza rendersene conto, alcuni - pochi troppo pochi - portatori di quei saperi destinati ad estinguersi con la loro presenza (dalla musica alla teatralità, dall’artigianato al rito della tavola), sono stati circondati da persone che li hanno riconosciuti quali “Maestri” che non accettarono di omologare la propria cultura a quella dominante e che divennero improvvisamente i rappresentanti della “resistenza” per la diversità culturale. Gli stessi che, pochi anni prima, venivano additati come nostalgici, appartenenti ad un passato da dimenticare in fretta, vecchi insomma, divenivano adesso paladini di una rinnovata dignità, dando una sconosciuta speranza a coloro che sarebbero venuti dopo. L’incontro con alcuni di questi “Maestri inconsapevoli” ha portato a galla una “cultura altra”, assente dai programmi scolastici. In un luogo dove i saperi si sono sedimentati, re-inventati, sovrapposti a quelli di molti altri e si sono trasferiti da una generazione all’altra, da padre in figlio e da madre in figlia, oralmente, attraverso l’esercizio della comunità, della condivisione delle esperienze: voce, corpo e azione.
Non è stato un atto artificiale, ma necessario, come quando la musa della poesia sedeva tra i pascoli degli Appennini, scenario per eserciti di animali, condotti da un poeta-pastore che improvvisava poesie in terzine, sestine ed ottave. Greggi quieti che ascoltavano storie di paladini o la “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso.
Non vogliamo mitizzare un mondo, non parliamo di un passato “arcadico” (la fame di quell’ epoca ci è ben troppo nota), ma neppure lasciare che i nostri figli rimangano senza questa memoria e quel che a noi ha trasmesso.
Tutti i soci della Rete hanno deciso di ripensare al ruolo della cultura in una società dove gli uomini vogliono, devono, convivere e perché la politica non può da essa prescindere, se riconosciutocompito della politica è leggere e costruire i complessi rapporti del vivere comune.
Da quando abbiamo iniziato, centinaia sono stati i gruppi di ragazzi che hanno aderito rileggendo, trasfigurando, tradendo – compito della Rete è comunicare, quello degli studiosi e degli archivi conservare – portando in piazza e in ogni luogo in Italia danze, musiche, teatro, artigianato ed enogastronomia per rimettere, trasmettere alcuni principi di una tradizione, che in se avevano già il germe del “tradimento”. Intendiamo per “tradimento” un modello positivo nella costruzione di un rapporto con la propria o qualsivoglia radice: nel momento in cui un “attore” riporta al pubblico un racconto o un canto, sicuramente ometterà alcuni particolari e ne includerà altri, lo trasformerà in una sua personale interpretazione. Diversa la grana della voce e diversa la fisicità di chi agisce.
Visione, certo, non accettata da tutti, non condivisa quale “regola”. E anche qui la Rete trova un valore generazionale, un dialogo intorno al “passaggio del testimone” da una generazione all’altra, salvando la tradizione senza per questo rinunciare all’innovazione implicita nel transito.
La Rete non è un circuito di musica, teatro o altre performance, anche se queste sono alcune delle energia che agiscono in piazza.
Ma altre ve ne sono di valore identico, come la nuova collana editoriale che porterà alcuni di questi saperi al grande pubblico; o la sezione formativa con cui, insieme alle Università, si sta cercando di stimolare progetti di ricerca. Insomma tutto ciò che renda possibile un reale passaggio del “testimone”.
Negli ultimi tre anni, il movimento della Rete è stato “intercettato” anche al’estero, permettendoci di costruire rapporti con ben 12 paesi dell’area Euro-mediterranea, e con essi si sta dialogando per una collaborazione internazionale, così come è già avvenuto con l’Egitto, il Marocco, Francia, Spagna e altre nazioni. Paesi in cui sono stati ospitati i nostri canti a tenore sardi, i pupi siciliani, la tradizione delle “cante” emiliane, i cantori piemontesi, ma anche seminari e studiosi.
Lavorare insieme permette a tutti i territori di adottare una reale economia di scala, con il risultato, per ogni singolo territorio, di essere presenti sull’intero territorio nazionale, avere una comunicazione unitaria, reperire risorse inimmaginabili per i singoli, scambiare idee e buone pratiche, non ripetere gli errori, programmare con una logistica eco-compatibile e misurarsi con la platea internazionale con la garanzia di essere diventati un “sistema” in grado di rappresentare, sia organizzativamente che scientificamente, un modello innovativo di politica culturale di questo paese.
Presidente: Ugo Perone
Vice Presidente: Alessandra Giudici
Direttore: Antonio DamascoCoordinatore Comitato Scientifico: Paolo Apolito
® Rete Italiana di Cultura Popolare è un MARCHIO REGISTRATO







