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Eugenio Finardi Sostiene la Cultura Popolare

“La Cultura Musicale Tradizionale e Popolare è la biodiversità dell'Anima, che salverà le musiche del futuro dall'impoverimento e l'omologazione ai modelli dominanti.
E' vitale farla sopravvivere!
E' importate che vi siano sempre nuovi giovani musicisti che si avvicinano alle fonti ma anche che vi sia chi vi attinge per nuove letture. Cosa che peraltro è sempre stata fatta nella tradizione popolare.

 

Massimo Bubola sostiene la Cultura Popolare

La cultura popolare è il nostro percorso, la nostra mappa , la nostra memoria e la nostra identità. Se non abbiamo coscienza delle radici non riusciamo nemmeno a configurare un futuro.
Se c'è un problema drammatico di consistenza compositiva in molti autori delle nuove generazioni ciò è dovuto in gran parte  a questa carenza di conoscenza delle tradizioni popolari autoctone, problema che invece non esiste nei paesi a forte tradizione popolare, che sono spesso grandi esportatori della loro musica in tutte le sue metabolizzazioni, e non sono solo nazioni di lingua anglosassone, ma spesso paesi  poco conosciuti e molto decentrati e poco influenti sulla comunicazione internazionale.

 

 Francesco Guccini sostiene la Cultura Popolare

Abbiamo raggiunto Guccini, grazie alla fondamentale mediazione di Lele Chiodi e Carlo Pagliai, due componenti dello storico gruppo “I Viulan”, che nel corso di un'attività pluri trentennale, ha svolto, e svolge tuttora, un ruolo insostituibile nel recupero e nello studio di questa particolarissima forma d'arte. “Era quello – commenta Guccini – il grande serbatoio nel quale attingere; ricordo quando si andava a intervistare gli anziani e recuperare le vecchie canzoni della tradizione. Adesso, purtroppo, per motivi anagrafici, non si trova quasi più niente.

 

Tony Esposito sostiene la Cultura Popolare

“La cultura popolare è la base da dove bisognerebbe partire...è il riferimento solido che ci conferisce identità,senza di essa ci troveremmo omologati in un mare di manifestazioni prettamente estetiche..prive di contenuti..ritualità...magie...
Il mercato del consumo veloce delle arti tende a sdrammatizzare e svilire la tradizione perchè privando l'opera dai contenuti può adattarla ad un gusto che non richiede il minimo impegno sia nell'ascolto che nella visione, per cui prodotti che ben si inseriscono nel mercato globale del "fast food/usa e getta" dell'arte.

 

Giovanna Marini sostiene la Cultura Popolare

Certamente a me la musica di tradizione orale ha insegnato molto sia nel contenuto che nei modi con cui questo viene divulgato.
Lo studio dei testi di questi canti mi ha fatto riflettere sul tipo di vita e quindi di filosofia di vita che esisteva in Italia e ha formato chi è nato entro gli anni 50. Cioè prima del boom economico italiano.
Una filosofia che si rivolgeva allo spirito per supplire alle mancanze materiali, e questa era una scuola che allontanava dalla violenza di ogni genere  spronando l’uomo alla riflessione per vincere le avversità. Riflessione ma non rassegnazione come a torto potrebbe sembrare. Ci portava a considerare la nostra non  permanenza  su questo pianeta, ci insegnava l’attesa, insegnava ai bambini a sopportare la noia e vincerla con l’ingegno. Un canto friulano dice:
si saviessis fantazzinis ce che sont sospirs d’amour
e a si mour si va sottiare encia mò se sint dolour…….

 

Enzo Jannacci sostiene la Cultura Popolare

Più che domande sono già risposte. Che mettono insieme un percorso che  mostra come la cultura popolare sia frutto di un modo di raccontarsi le cose e i sentimenti; discende dalla tradizione che si rinnova dall’esperienza della condivisione.
Senza questa memoria, che si alimenta di musica, racconto e fantasia la realtà quotidiana si affida a neologismi (“slang”) di una tecnologia esasperata che riempie di suoni confusi il vuoto di contenuti, facendoci perdere il gusto di scoprire i significati delle parole e di tramandarle.

 

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