Massimo Bubola sostiene la Cultura Popolare


La cultura popolare è il nostro percorso, la nostra mappa , la nostra memoria e la nostra identità. Se non abbiamo coscienza delle radici non riusciamo nemmeno a configurare un futuro.
Se c'è un problema drammatico di consistenza compositiva in molti autori delle nuove generazioni ciò è dovuto in gran parte  a questa carenza di conoscenza delle tradizioni popolari autoctone, problema che invece non esiste nei paesi a forte tradizione popolare, che sono spesso grandi esportatori della loro musica in tutte le sue metabolizzazioni, e non sono solo nazioni di lingua anglosassone, ma spesso paesi  poco conosciuti e molto decentrati e poco influenti sulla comunicazione internazionale.


E' fondamentale che la cultura popolare non solo  venga alimentata da nuovi autori che sviluppino la tradizione, ma che venga recuperata e insegnata , soprattutto in paese come il nostro dove c'è un notevole dilavamento della musica popolare e una forte e diffusa cultura dell'oblio.
E' importante soprattutto in un paese come l'Italia dove la maggior parte della musica prodotta è mera imitazione di modelli stranieri e purtroppo spesso i più sciocchi e inconsistenti, il tutto con l'appoggio e l'incentivazione delle Radio, delle TV e dei più importanti Media.

Sono nato in una famiglia patriarcale veneta, dove la musica era rito e celebrazione specialmente nelle  feste agresti e religiose, che spesso e non a caso coincidevano. C'era musica da ballo e poi musica d'ascolto che era composta soprattutto da cante , ballate, filastrocche . poi c'erano le canzoni in special modo quelle della Grande Guerra. Quando gli adulti cantavano quelle canzoni c'era un silenzio sacrale. Credo che sia questo il motivo principale per cui mi sono dedicato a questo mestiere di scrivere canzoni popolari, anche se ne ho preso coscienza molto più tardi.

Da poco ho rivisto il film-intervista dedicato di recente da Martin Scorsese a Bob  Dylan, senza ombra di dubbio il più importante scrittore di canzoni del '900, e la cosa che più mi colpisce ancora è il suo profondo lavoro, ad inizio di carriera, di scoperta, di ascolto, di acquisizione e di esecuzione del grande repertorio folk americano, in gran parte di derivazione europea. Tutto questo prima di scrivere i primi suoi grandi capolavori, che sono evidentemente  innesto e frutto di quel percorso e di quella conoscenza. come diceva il grande poeta e cantante canadese Leonard Cohen " A new skin for an old cerimony", una nuova pelle per una vecchia cerimonia.

Massimo Bubola

 

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